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Fonte: Repubblica di Palermo      Letta: 931 volte      Commenti: 0
Sorrentino para le critiche "Giù le mani dal Palermo"
[ venerdì 20 marzo, 2015 ore: 17:01 ]

Stefano Sorrentino ogni volta che lei è tornato a Verona per sfidare il Chievo sono piovuti fischi. Come se li spiega? «Sono fischi d’amore. Di chi si è sentito tradito. Il Chievo però è stata la mia seconda casa, dopo Torino che è stata la prima».
Cosa è successo allora? «Ho vissuto quasi cinque anni indimenticabili. Purtroppo non mi è piaciuto come ci siamo lasciati. Le colpe di quanto accaduto stanno a metà. Ho però avuto il piacere di chiarirmi con il presidente Campedelli. È una persona che stimo».
Ha chiarito con Campedelli, ma non con i tifosi. «Mi dispiace che si siano sentiti traditi, ma sono andato via perché dovevo cambiare. Dovevo trovare nuovi stimoli. Mi ero separato e ave- vo cambiato procuratore. Avevo bisogno di evadere. I tifosi non l’hanno accettato».
Pronto ai fischi di sabato? «Meglio i fischi che l’indifferenza».
Campedelli e Zamparini. Esistono due persone più diverse? «Da fuori sembrerebbe così, ma anche Campedelli ha un carattere forte. Però è un presidente anomalo al quale non piacciono i riflettori. Zamparini e Campedelli sono due personaggi che servono al mondo del calcio. Soprattutto sono due persone serie e questa è la cosa più importante».
Il suo ex allenatore Eugenio Corini ha detto che lei è un leader e che può giocare in serie A sino a quarant’anni. «Mi fa piacere che l’abbia detto. Con lui sono in debito. Sino all’ultimo secondo mi chiese di rimanere al Chievo. Spero un giorno di potere pagare il debito che ho con lui. È stato un grandissimo calciatore e ha già dimostrato di essere un grande allenatore».
In più ha indossato la fascia di capitano del Palermo. proprio come lei. È una fascia che pesa? «Portare la fascia di capitano è sempre importante. Portarla a Palermo lo è ancora di più. Vedendo chi l’ha indossata in passato, penso che un giorno potrò essere soddisfatto di averla avuta anche io».
Condivide il modo come è passata da Barreto a lei? «La fascia la porto io, ma nello spogliatoio il capitano è Barreto. Sarebbe stato più bello se avessi iniziato io la stagione, ma per tutti noi il capitano resta Barreto. Un professionista che è giusto che continui a giocare. Del resto, non è detto che chi indossa la fascia oggi giocherà con il Palermo il prossimo anno».
Vuol dire che anche lei potrebbe andare via? «Io ho il contratto in scadenza l’anno prossimo. Il mio procuratore ha avuto un primo incontro con la società. A me piacerebbe giocare in serie A sino a 40 anni e vorrei farlo con il Palermo. Se un giorno dovessi andare via però lo farei solo per avvicinarmi alle mie figlie che vivono a Torino».
Che finale di stagione si aspetta? «Dobbiamo finire nel migliore dei modi questo buon campionato che qualcuno vuole offuscare. C’è chi dimentica che siamo una neo promossa e abbiamo gli stessi punti di squadroni che giocavano la Champions. Si cerca sempre il pelo nell’uovo».
Lei ha sempre parlato di salvezza. Perché? «Perché mi ricordo i sei mesi vissuti quando sono arrivato a Palermo e siamo retrocessi. Non voglio più trovarmi in queste situazioni. Se al 15 agosto qualcuno avesse scommesso sulla posizione attuale, tutti si sarebbero messi a ridere. Ora sembra stiamo facendo schifo e non è così. Guardi alla Juve: o noi abbiamo fatto una grande partita o il Borussia è messo peggio di noi».
Come si trovano gli stimoli per il finale di campionato? «Parecchi di noi la seria A la vedevano solo in tv. Basterebbe questo per avere gli stimoli giusti. Io la serie A l’ho fatta, ma a 36 anni voglio dimostrare di essere ancora in grado di parere in A. Bisogna cercare di migliorarsi sempre: i 50 punti, il settimo posto possono essere i nostri obiettivi».
Se dovesse dare un consiglio a Dybala dove gli direbbe di andare a giocare? «Se parlassi da Stefano Sorrentino gli direi all’estero così non me lo ritrovo contro. Credo che la Liga sia il campionato ideale, ma se fossi in lui resterei in Italia».

di Massimo Norrito - La Repubblica ed. Palermo


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