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Fonte: Corriere dello Sport      Letta: 1001 volte      Commenti: 0
Iachini: "Io, allenatore pane e pallone"
[ giovedì 5 febbraio, 2015 ore: 11:37 ]

Iachini: "Io, allenatore pane e pallone"
"Io, Beppe Iachini. Il mio mondo. Un mondo nel quale poche persone entrano. Di solito la mia famiglia e basta...".
Questa la premessa di un personaggio schivo, serio, umile, motivato, dal basso profilo che, nella vita, ha investito su se stesso e sui suoi principi: dedizione e coerenza. Con tanto di paraocchi. Una vita all'ombra dei grandi, poca tv e tanto sudore. La sua immagine arriva dal campo, tuta e berrettino.

Ma chi è veramente questo tecnico, 50 anni, sorpresa del campionato, fino a pochi mesi fa considerato inadatto alle grandi platee, che ha riportato il Palermo in zona Europa, che ha messo alle spalle due milanesi, che incanta e diverte con la stessa squadra dell'anno scorso?
"Non sarei da A? Chiacchiere stupide, le capacità esistono a prescindere dalla categoria. Ho vinto quattro campionati, subentrando tre volte, con moduli diversi, ho fatto la mia gavetta e ne vado fiero. Se per allenare in A bisogna proporre un modello gossip non sono il tipo".
Partiamo dalle radici: papà, mamma.
"Gente semplice. Franco ora in pensione, era operaio all'Enel; Maria Teresa, faceva la bidella. Sono grato ai miei genitori per gli insegnamenti ricevuti che ho cercato di trasmettere ai figli. Mia sorella Serena è segretaria in una scuola e Paolo, istruttore atletico, per anni è stato con l'Ascoli. Anche lui giocava a calcio. Centrocampista come me, Io però avevo la testa dura...".
Nella sua infanzia, il segreto per diventare calciatore?
"Sono cresciuto a pane e pallone, nei cortili e nelle parrochie, scuole di vita che purtroppo non ci sono più. Diplomato in ragioneria, non ero nè scienziato nè scarso. Chiodo fisso invece diventare la bandiera dell'Ascoli. Ricordo il primo pallone con emozione. Me lo portò...Babbo Natale. Papà e mamma lo misero sotto l'albero, piansi. Il mio idolo era Renato Camparini, il miglior realizzatore di sempre nella storia dell'Ascoli".
L'Ascoli il sogno di un bambino che rientrava a casa con le scarpe rotte e i vestiti sporchi...
"Quando non rompevamo i vetri della chiesa a Don Gaetano si arrabbiava! Ho fatto il chierichetto pur di garantirmi un posto in squadra. A nove anni, l'Ascoli mi prese. Quanti sacrifici! La mattina a scuola e dopo allenamento. Ci spostavamo con il pullman e quando la sera tornavo a casa ero sfinito e dovevo alzarmi alle 5 del mattino per studiare".
Qual è l'amico di sempre?
"Beppe Carillo, il mio vice. Una vita insieme, amicizia che nasce dalle parrochie, che cresce nell'Ascoli e si perfeziona, negli ultimi dodici anni, con una stretta collaborazione. Capitava spesso di scontrarci: io, il cagnaccio, lui il maratoneta. Poi, l'Ascoli e la prima squadra. Dopo l'allenamento si tornava indietro nel tempo. Cominciavamo a passarci la palla, facevamo la telecronaca come una vera partita, ci buttavamo per terra e, tutti sporchi di fango, inventavamo azioni da gol, risultati e nomi di giocatori stranieri. Era il calcio di Platini, Maradona, Rummenigge.., di autentici campioni, anche se a sorpresa un anno vinse il Verona di Bagnoli. Ho però una lunga lista di amici e non vorrei dimenticare nessuno. Per questo non faccio nomi. Ieri mi ha telefonato Enrico Nicolini, il vice di Mandorlini, voleva parlare di Pisano. Con Conte la stima è nata nelle tante battaglie sostenute. E poi, i compagni di camera! Luppi, Pedone, Volpecina, Pavan, Pioli, amici di famiglia. E Batistuta...".
Gli allenatori che hanno inciso nella sua carriera?
"Ho avuto fortuna. Mazzone, Boskov, Castagner, Bagnoli, Ranieri, Spalletti, Novellino, Radice, i primi che mi vengono in mente. Mazzone mi ha fatto esordire in A a 17 anni, poi la consacrazione con Boskov. Mazzone segue le nostre partite e mi incita: vai per la tua strada! Per lui sono come un figlio e i figli, si sa, per i padri, sono i più bravi. Così dice che Iachini è il più forte di tutti. Fu lui che accelerò i mio matrimonio con Antonella. Dovevo trasferirmi a Barletta, mi fermò: da Ascoli on ti muovi, a patto che ti sposi! Lei aveva 15 anni, io 17 quando ci siamo conosciuti".
Carattere e gusti...
"Generoso, a volte troppo buono. Personaggio famoso preferito? Papa Wojtyla. Piatto? Olive ascolane e la torta al cioccolato. Bevo coca cola e tè, il mio colore è il blu. Il film? Conosco più video di calciatori. Comunque, il Gladiatore con Russel Crowe. Un personaggio sportivo? Roberto Baggio. La mancanza di professionalità mi fa arrabbiare".
Adesso senza paura a San Siro contro l'Inter poi in casa con il Napoli e a Roma con la Lazio. Queste tre partite ci diranno se possiamo puntare in alto, molto in alto. Chi l'ha scritto?
"Samuel, il più grande dei miei tre figli, pallino del giornalista nel sangue. Un genio per quanto concerne le nuove tecnologie ed è quello che segue le vicende del calcio e della formula uno. Lui è spontaneo, il suo entusiasmo potrebbe suscitare equivoci".
Kevin e Jari giocano ancora?
"Si, Jari in eccellenza, è centrocampista di qualità, forse non ha fatto strada perchè il papà non gli ha dato una mano, convito che ognuno debba fare il proprio percorso. Magari ho sbagliato. Io non ho mai avuto un procuratore e in un mondo dove il potere è tutto, si rischia: a volte si arriva tardi, altre volte, mai. Kevin è figlio dell'ultima generazione, gli piace uscire, avrebbe anche lui le doti per sfondare però ama troppo la libertà".
La partita più bella?
"Da giocatore, con l'Ascoli contro l'Inter. Segnò Altobelli, salvai due gol sulla linea su tiri di Rummenigge, pareggiai con una sforbiciata dal limite dell'area all'incrocio dei pali".
Domenica ancora a Milano, dove il Palermo ha vinto. E' ancora Inter...
"Partita difficile e delicata. Contro una squadra che ha speso tanto e vuole tornare grande. Stimo Mancini, è stato mio compagno nella Under, un giocatore eccelso, un ottimo allenatore, un bravo ragazzo. Lo incontro con piacere. E se fossi in lui penserei che è il momento di vincere. Spero di rubargli l'idea".
Con Zamparini è una storia di record. L'ultimo allenatore del suo ciclo a Venezia, fra qualche giorno diventerà il più longevo nel Palermo per continuità di panchine. Con la prospettiva di un altro anno di contratto e di una opzione per quella che diventerebbe la quarta stagione consecutiva. Cosa farà da grande?
"Il mio lavoro con onestà e impegno. Tentato da un'avventura con una top? Sono del toro, dunque concreto, e non credo alle favole. Anche perchè la meritocrazia non sempre viene riconosciuta. Cerco il meglio con il mio staff, per società, tifosi e giocatori. A Palermo, mi trovo bene con tutti: presidente, dirigenti, società, giocatori. Gioie e soddisfazioni non mancano. Con il presidente vado d'accordo. Darò il massimo per restare il più a lungo possibile, mi piacerebbe. Intanto, avanti con un programma a lunga scadenza, per formare uno zoccolo duro che possa dare soddisfazioni. Senza limiti. Ma, oggi è oggi Domani, un altro giorno.."

di Salvatore Geraci - Corriere dello Sport

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