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Fonte: Palermomania      Letta: 1290 volte      Commenti: 0
SportWeek, Franco Vazquez: "Io dico soltanto"
[ sabato 31 gennaio, 2015 ore: 11:51 ]

SportWeek, Franco Vazquez:  "Io dico soltanto"
Piacere, Franco Vazquez .
Il Muto.
Ahia.
Hai voglia a dire: l’importante è che parli coi piedi. Lo sappiamo. Sono sei mesi ormai che dimostra di farlo alla grande. Assist, giocate di fino condite da tunnel all’avversario, cioccolatini scartati e serviti sul sinistro del connazionale, amico e compagno d’attacco Paulo Dybala, gol da urlo come quello segnato a Bergamo con un pallonetto quasi da fermo dai 20 metri. Un campionario di prelibatezze che gli sono valsi, nell’ordine, l’attenzione del c.t Conte (al quale, a differenza di Dybala, ha già dato disponibilità per un’eventuale convocazione in azzurro) e il rinnovo del contratto col Palermo fino al 2019. Ma adesso il 25enne trequartista argentino è seduto davanti a un registratore acceso e a un taccuino aperto su un paio di pagine fitte di domande, e questo – per uno che nessuno chiama per nome ma tutti “Muto” – è un problema. Forse per lui. Certamente per noi.

Nervoso?
(sorriso). 
E' sempre stato di così poche parole oppure la vivacità l’ha esaurita tutta quando era bambino?
«Ero tranquillo anche da piccolo. Troppo tranquillo. Infatti già allora per tutti ero “il Muto”. Cominciarono i compagni di squadra del mio primo club, a Villa Carlos Paz, la cittadina dove sono cresciuto».
Le dà fastidio essere chiamato così?
«E perché? Sono abituato. E poi mi ci riconosco».
Ha fratelli?
«Due, più grandi».
Muti come lei?
«Un po’ meno».
Di cosa le piace parlare meno: calcio, soldi o politica?
«Di calcio parlo volentieri. Di politica no perché non ci capisco niente. E di soldi neanche, perché sono fatti miei».
Al contrario, quali sono i suoi argomenti preferiti: donne, auto o le passioni fuori dal campo?
«Di donne parlo con gli amici, quando Agostina, la mia ragazza, non sente (ride). Di auto pure. Quest’anno mi sono comprato una Porsche. Ma pure la Jaguar mi piace molto».
Lo sa che il suo connazionale Icardi a Genova girava in Hummer?
«Nooo, troppo grande!».
La sua donna ideale?
«Mora, capelli lunghi… Sono costretto a fare il ritratto di Agostina, se no quando legge…» (ride ancora).
E come fa un Muto a stare con una donna, se questa parla tanto?
«Infatti è proprio il mio caso. La mia parla tanto, troppo».
E lei?
«Io non sto attento. Guardola tv, gioco alla Play... Rispondo solo: no no no... sì sì».
Ma in casa chi comanda?
«Io» (ride non troppo convinto).
Ha detto: non potrei mai sposare una donna italiana, voglio una della mia stessa cultura, che segua le mie stesse tradizioni.
«Volevo dire che, il giorno in cui tornassi in Argentina, sarebbe difficile convincere una donna italiana a seguirmi. Non sarebbe giusto allontanarla dalla sua famiglia».
E gli hobby?
«Le costruzioni Lego. Ne ho cinque: una stazione della polizia, una dei pompieri, la torre di Pisa, l’autoarticolato che trasporta le macchine e un motoscafo, quello che più di tutti mi ha dato soddisfazione. È grande centinaia di pezzi. Ma prima di tutto viene la PlayStation. Quando torno in Argentina organizzo con gli amici tornei che durano tutta la notte. Fifa o Far Cry, uno sparatutto. Qui gioco a quello di calcio con Dybala».
Chi vince?
«Mmmm… Siamo in parità, diciamo».
E chi di voi prende il Palermo?
(sorriso un po’ imbarazzato) «Veramente nessuno dei due. Io gioco con Arsenal o Chelsea e lui con Psg o Manchester United».
Perchè Arsenal o Chelsea?
«L’Arsenal perché nella realtà mi piace il suo calcio, sempre palla a terra. Il Chelsea perché è forte in difesa, ha un buon portiere e davanti sono veloci».
Pensa di essere adatto al campionato inglese?
«Credo di sì. E anche a quello spagnolo. Ma il calcio italiano mi piace. Qui ho imparato tanto. La tattica, prima di ogni altra cosa. Da voi la tattica è tutto. Per questo all’inizio ho fatto fatica. Ho dovuto imparare un sacco di movimenti nuovi, soprattutto senza palla. In Argentina è completamente diverso, cominci a giocare davvero solo quando hai il pallone tra i piedi e hai più tempo e libertà per pensare e scegliere la giocata migliore. Il vostro calcio è duro, fisico, asfissiante».
A Palermo è arrivato a gennaio di tre anni fa, passando più che altro in panchina il suo primo campionato in A prima di essere ceduto in prestito in Spagna e di finire poi, una volta tornato, addirittura fuori rosa. In quei momenti non ha mai pensato di mollare tutto?
«Una sola volta, a gennaio di un anno fa. Avevo deciso di tornare in Argentina dove avevo già fatto vedere che tipo di giocatore fossi e dove sapevo che avrei trovato più di un club disposto a prendermi. Poi è arrivato Iachini ed è cambiato tutto».
Ha più volte ringraziato l’allenatore per averla fatta rinascere. Ma cosa le disse, un anno fa di questi tempi, per riaccendere la luce nella sua testa?
«Due parole alla fine del secondo giorno di allenamento: “Ti ho visto e non mi spiego come tu non abbia giocato finora. Ti rimetto in rosa”. Nessun allenatore mi aveva parlato così. In quel momento ho capito che il mio futuro era qua».
Lo sarà ancora dopo l’estate?
«Non lo so. Ho firmato un contratto ma ora penso solo a finire bene questo campionato».
Conferma che se il c.t. Antonio Conte la chiama, lei va a giocare nella Nazionale azzurra?
«Sì. Senza problemi. Non sarebbe un ripiego rispetto all’Argentina. Io mi sento mezzo italiano. Mia madre è di Padova. Di cognome fa Bianconi».
E canterebbe l’inno?
«Perché no, una volta che l’ho imparato… ».
A proposito: ha detto cosa ha imparato qui come calciatore. E come uomo?
«A stare da solo. A essere forte nella testa».
Dovesse andar via Dybala, si ritroverebbe senza un compagno col quale si intende a meraviglia in campo e fuori.
«Ci paragonano a Pastore e a Cavani che proprio a Palermo sono diventati grandi, ma ciascuno deve fare la propria strada. E poi di Paulo rimarrei comunque amico. Siamo stati pure in vacanza insieme, a Parigi».
Con le vostre compagne?
«No. Io, lui e sua madre».

di Fabrizio Salvio - SportWeek

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