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Fonte: Tuttosport      Letta: 913 volte      Commenti: 0
Gonzalez: "Il Palermo non ha limiti, come la Costa Rica ..."
[ giovedì 22 gennaio, 2015 ore: 11:07 ]

Gonzalez: "Il Palermo non ha limiti, come la Costa Rica ..."
Partiamo dal nome: Giancarlo. Origini italiane?
"Per nulla. Lo ha visto mia mamma Elsa, le è piaciuto. Non ho mai capito dove lo avesse letto, ho scoperto solo qui che fosse italiano".

E il soprannome, Pipo?
"Giancarlo è troppo lungo in Costa Rica. Lo hanno ridotto quando ho iniziato a giocare. Pipo è simpatico".

Quando ha cominciato?
"A 8 anni, papà Roberto mi ha iscritto a una scuola calcio come regalo di compleanno: nei fine. Avevo doti naturali, sono entrato nelle Nazionali giovanili".

Nel 2005 ha saltato il Mondiale Under 17 per il tendine di Achille.
"Il momemento più duro. Mi avevano detto: 'Stai fuori un anno', ho temuto di smettere. Sono stati decisivi i miei. Mamma è un'insegnate di vita, mi diceva di non mollare, mi indicava la strada. Ripeteva: andrai lontano".

Come è nato il trasferimento in Norvegia?
"Ho vinto tre titoli con l'Alajuelense, nel 2012 un agente norvegese mi ha proposto il Valerenga. Potevo confrontarmi con il calcio internazionale, guadagnare di più. Ho trovato un gioco maschio. E un grandissimo freddo".

E quello negli States, a Columbus?
"In Norvegia ho finito a novembre. C'era il Mondiale e il ct Pinto è stato chiaro: 'Devi giocare, altrimenti non ti chiamo'. Ho cambiato aria, per fare minutaggio in ottica Brasile".

Un Mondiale incredibile.
"Siamo una bella generazione di giocatori, il progetto è nato a metà 2011 con Pinto. Ha creato un gruppo solido, attaccato al bene comune. Lavoro duro, spirito di sacrificio Abbiamo realizzato qualcosa di storico, le vittorie con Uruguay e Italia, i quarti di finale. Siamo cresciuti nel corso del torneo, credendo in noi. Non guardavamo gli avversari, pensavamo soltato a rendere il massimo".

Anche Van Gaal vi ha sorpresi con l'Olanda...
"Ero uno dei rigoristi, ai supplementari la mia sola preoccupazione era segnare. Quando l'ho visto togliere Cillessen e mettere Krul ho pensato: questo è pazzo. Ma ha avuto ragione lui".

Come vi hanno accolti?
"Tutto il paese ci aspettava. Il pilota ha fatto un giro primo di atterare a San Josè, dall'alto si vedevano migliaia di persone vestite di rosso. Di solito servono 30 minuti dall'aeroporto alla città, abbiamo impiegato 7 ore".

Ha ritrovato l'Italia.
"Negli Stati Uniti avevo già l'idea di tornare in Europa, mi ha convinto il Palermo. Ho visto la città, la squadra mi è parsa di buon livello, in grado di fare risultati. E poi il clima, il caldo...".

Si è subito fatto male, una distorsione al ginocchio: debutto solo il 19 ottobre.
"Mi è dispiaciuto, temevo di fare una cattiva impressione. Ho lavorato duro per rientrare, seguendo Iachini. Ho apprezzato che dopo l'infortunio sia venuto a parlarmi subito. Mi ha detto che si trattava di cose di campo, mi ha dato subito grande fiducia. E' un'ottima persona, e con lui tutto lo staff tecnico".

Si è rifatto al debutto, gol al 90' al Cesena. E in casa.
"Un esordio da sogno, nemmeno il più bello avrebbe potuto rivelarsi così. Tutti mi aspettavano al varco: ho giocato bene e segnato il 2-1".

Arrivato lei, il Palermo ha cambiato marcia.
"La molla è scattata dopo la vittoria di San Siro con il Milan. Non è questione di singoli ma di gruppo. Siamo migliorati settimana dopo settimana, si è incrementata la fiducia, abbiamo sempre creduto di più in noi stessi".

Avere Dybala e Vazquez aiuta...
"Là davanti fanno cose inimmaginabili, un'iniezione di fiducia per noi. Sono bravi tecnicamente e tatticamente. Non si limitano a gol e giocate, si sacrificano anche per il bene della squadra".

Parla del Palermo, sembra la Costa Rica
"C'è la stessa etica del lavoro, un'attenzione massima a ogni singolo aspetto. Nel calcio non si può improvvisare, i risultati si vedono dopo aver faticato giorno dopo giorno".

Ora in casa Sampdoria.
"Possiede ottimi giocatori, ha ottenuto risultati inattesi. Troveremo un pubblico molto caldo ma possiamo farcela. E per uno del Costa Rica è sempre bello giocare a Marassi, Genova nel 1990 ci aveva adottati".

Quali obiettivi si è posto?
"Giocare bene e salvarmi, quindi pensare a traguardi più importanti: non mi pongo e non ci poniamo alcun limite".

Prima di lei avevamo conosciuto Medford(Foggia) e Martinez (ora a Lecce).
"Medford mi ha allenato con l'Under23 olimpica. Martinez era uno dei simboli quando sono entrato nella Nazionale. Mi ha preso sotto la sua ala".

Le piace l'Italia?
"Bellissima. Sono andato subito a Roma per mia mamma, è molto cattolica. Ho lo fortuna di essere qui con la famiglia: papà, mamma, mi fratello Roberto mio figlio Andrey (che sembrano fratelli: 9 anni il primo e 7 il secondo, ndr)".

Uno spot per la Costa Rica.
"Ci sono troppe cose belle. Dico le spiagge e la natura, le tartarughe e il vulcano Arenal".

di Sandro Bocchio - Tuttosport

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