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Fonte: Corriere dello Sport      Letta: 1326 volte      Commenti: 0
Morganella: "Il Palermo è diventato la mia casa"
[ domenica 4 gennaio, 2015 ore: 14:05 ]

Ogni squadra ha il suo bad boy, più vivace e..."casinista", come si autodefinisce, che cattivo. Da "scherzi a parte" fino allo spogliatoio, esemplare sul lavoro. Quello del Palermo è Michel Morganella. Barba lunga, capelli biondi che cambiano di colore secondo umore, Ford Mustang GT in garage, primato per numero di tatuaggi. Tra aprile e maggio diventerà papà. Un tipo swag, fuori dalle convenzioni, che non ha bisogno di maglioncino e camicia e a cui basta una tuta con maniche appena alzate che lasciano intravedere i tatutaggi, molti con date delle esperienze maturate. Immagini della sua vita.

GRANDE PAURA - Ora è diventato anche bionico. "Sono riemerso da un incubo, dopo lo scontro con il cesenate Krajnc: sette fratture al viso e gravi rischi per la perdita di un'occhio". Un calvario. Che cosa ricorda Michel di quel 15 febbraio 2014? "Krajnc è arrivato in ritardo come un treno e mi ha preso in pieno. Si è scusato con un messaggio e ci siamo rivisti a Palermo stringendoci la mano". A Cesena, al pronto soccorso nessuna indagine radiografica e tac. E Michel rischiava addirittura di morire. "La pressione aerea avrebbe potuto provocare gravi conseguenze sul cervello e sull'occhio. Che ne sapevo? Per fortuna, il medico sociale Francavilla, a Palermo, ha voluto fare gli esami". Qualcosa nella sua vita è cambiata. "Non voglio più pensarci. Il mio viso è come un'astronave con quattro micro placche e viti in titanio. La vera paura, la notte prima dell'intervento quando il chirurgo mi spiegò che potevo rimanere senza un'occhio. Non ho dormito. L'indomani ero euforico, Johanna invece piangeva. Ma ho ripreso a giocare ed è ciò che conta. Guardandomi allo specchio però non sono più quello di prima. Gli altri non se ne accorgono, io sì".

DA RICORDARE - Comunque il 2014 ha lasciato altri e più positivi segni. "L'infortunio superato, la promozione e mia moglie incinta. Bambino, bambina? (Ride). Io e Johanna non lo diciamo, altrimenti ci rubano il nome". Dovessimo scommettere punteremo sulla femminuccia. "Mi renderà più maturo e mi taglierò la barba", il messaggio di ottobre. "No, non avete capito, la barba non si tocca, solo una spuntatina per sistemarla". Michel s'intenerisce: "Johanna è l'amore di sempre, il 10 gennaio sono dieci anni. A Firenze potrei festeggiare con un gol? In tutta la mia carriera ne ho segnato uno solo. E dire che prima ero attaccante! Cresciuto nel mito di Shevchenko, a 17 anni, misi a segno 40 gol con la giovanile del Basilea e una doppietta al Belgio con la nazionale under 18. Nessun rimpianto, da attaccante chissà non avrei fatto la stessa strada. Le prime pagine lasciamole a Dybala e Vazquez".

TATUAGGI - Alza la tuta fino alle ascelle. "Ho aggiunto altre date: 3 maggio 2014, la promozione; 15 febbraio, l'infortunio; 26 dicembre 2013, il gol alla Ternana che proiettò il Palermo in testa. Ora aspetto la nascita del figlio". Sul braccio, tatuato il viso del rapper Wiz-Kalifa. E ci sarebbe posto anche per Nino D'Angelo. "...E Gigi D'alessio. Papà Giuseppe è di Benevento. Quando ero piccolo e viaggiavo con lui mi rompeva i timpani. Mai musica francese o inglese solo classici napoletani. Canzoni che piacciono anche a Johanna, lei del resto come me è mezza italiana. Quando siamo a casa ascoltiamo spesso "Vita mia" di Nino D'Angelo".

RINNOVO - Ormai fatto. O quasi. Questione di quattrini non di feeling. "Mi trovo bene, perchè cambiare? A Palermo, mai problemi, una bella casa, una società che mi stima, un gruppo unito e il sole. Manca qualche dettaglio". Non sulla durata, quattro anni, quanto sui parametri economici fissati dalla società. Morganella chiede il doppio dello stipendio (700mila), il Palermo ne offre massimo 600. Il matrimonio dunque ci sarà. Anche perchè l'interesse di Petkovic sembra calato e Morganella non pensa più al Milan. "Disattenzione del ct? Forse, domandate a Petkovic. Se poi vinco lo scudetto col Palermo (sorride, ndr)? Se c'è la convocazione bene, se non arriva, non mi metto a piangere".

PRIMA, DOPO E IACHINI - "Di questo gruppo, io e Ujkani siamo i primi ad essere arrivati in rosa. Avevo diciotto anni e mezzo. Soddisfatto? In tutto. Nel Palermo sono cambiate tante cose. Ma sembra esserci un risveglio; la squadra va bene, stanno costruendo il centro sportivo". Iachini? "Spero resti a lungo. Ho un buon rapporto con lui, è esigente, sta lavorando al meglio. Se mi apprezza per la professionalità? A me piace scherzare, fare casini nei limiti. In campo si obbedisce". Le fasce, croce e delizia. "Ruolo difficile, attacchi e difendi in oltre cento metri e quando arriva un cross devi farti trovare sul secondo palo. La palla va veloce...Iachini ci vuole così. Dove migliorare? La spinta non mi manca, se attaccato soffro. So come eliminare i difetti, non chiedetemi quali, nessun vantaggio agli avversari".

ZAMPARINI, DYBALA, LA DIFESA - Il presidente mette il Palermo alle spale di tre o quattro grandi. "Prima la salvezza. Poi punteremo più in alto. A volte, i successi non li compri con i soldi. Puoi fare bene e soldi non ce ne sono, puoi avere soldi e la squadra non va. Il Palermo funziona a prescindere, trainato da un fuoriclasse come Dybala. Ha mezza Europa ai suoi piedi. Fa cose da impazzire, è cambiato da così a così. Resta? La scelta è sua. Se uno ti dà cento milioni e un altro sette, dove vai? Munoz? Sta qui da diversi anni, se parte, bisogna prenderne uno come lui o anche più bravo. Sta giocando alla grande. Per fortuna, con Gonzalez, la difesa si è sistemata. Leader? Deve imparare bene l'italiano. Però si vede che è uno di grande esperienza, che viene dal mondiale, un acquisto decisivo".

2015 - Intanto il Cagliari. "Contro una squadra di tradizioni e il mito Zola. Ho visto il filmato di quando giocava al Chelsea e di come lo considerano. Un vero baronetto. Il cambio di allenatore porta sempre una scossa. Con uno come Zola non puoi che trovare stimoli immediati. Palermo, dunque, attento, non lasciarti ingannare". Il 2015? Ecco la personalissima classifica di Michel. "Al primo posto il figlio, al secondo la salvezza". Al terzo il gol? "Lasciamo la casella in bainco. Ci voglio pensare...".

di Salvatore Geraci - Corriere dello Sport



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