00. Logo
La Rosa del Palermo calcio Formazione Palermo Calcio I Video sul Palermo Calcio Giochi Vari
Cerca Notizie Palermo Calcio
  Registrati
Username:
Password:
Hai dimenticato la password?
Banner Design 300x250
  Calendario Completo
Loading...
Loading...
  Statistica completa
Loading...
Risultati in Diretta - Serie A - Tutto il Calcio    
Meteo a Palermo
 
Prima Maglia Ufficiale - U.S. Citta di Palermo Seconda Maglia Ufficiale - U.S. Citta di Palermo Terza Maglia Ufficiale - U.S. Citta di Palermo
1ª Divisa 2ª Divisa 3ª Divisa
rassegna_stampa Torna Indietro Tutte le News rassegna_stampa
Fonte: Corriere dello Sport      Letta: 1235 volte      Commenti: 0
Quaison a 360°: "Con l'Udinese inseguiamo il tris, magari con una mia rete"
[ sabato 8 novembre, 2014 ore: 15:27 ]

Puoi vincere quando vuoi, l'ultima parola è sempre di Zamparini. E nella settimana del trionfo a Milano, dell'esplosione di Dybala e dell'esame di laurea superato da Iachini, il presidente riesce a trovare il classico pelo nell'uovo. "In panchina abbiamo un tesoro da valorizzare, giocatori che vanno impiegati con più continuità", dice riferendosi a Quaison e Chochev, le scelte di Iachini (con Gonzalez), contropposti a Bamba e Makienok, i "figli" di Ceravolo. Insomma di Joya in Jewel, o Juvel per dirla alla svedese, il Palermo delle nuove frontiere, il Palermo del futuro che dovrebbe scalare, col tempo, l'Europa. Zamparini non ha dubbi e punge Iachini per lanciare i futuri campioni. Oggi, in primo piano, Robin Quaison, ventuno anni lo scorso 9 ottobre, consegnato ai media come uno dei dieci migliori prodotti del '93 e con l'appellativo di 'nuovo Xavi', che obiettivamente non regge.

IN FAMIGLIA - "Mi chiamo Robin Kwamina Quaison. Robin lo hanno deciso papà e mamma e non so perchè. Kwamina è ghanese e significa: 'buono il sabato'. In Ghana ti mettono il nome del giorno in cui vieni al mondo. Mio padre, Alvin, un giorno decise di andare in Svezia per studiare e ci rimase, ora si occupa di lavori sociali; la mamma Lina, è stata sempre una donna di casa. Ho due fratelli, David ventinove anni, e Chelsea, undici. Mia sorella è nata in Scozia, ormai papà vive lì. Io abito a Stoccolma con mia madre e David. Di ghanese in me c'è il senso di fiducia oltre che il colore della pelle".

LA PASSIONE - "Mio padre guardava il calcio in tv e me ne innamorai. Giocavo per strada con altri bambini, ogni giorno pensavo al pallone, il mio idolo era Ronaldo, il fenomeno. Lo stadio era proprio di fronte alla mia casa, per diventare professionista ho dovuto fare cento passi e tanti sacrifici. Col Palermo, finora, ho avuto poche occasioni. Ma quando vado a letto, penso che potrei giocare una partita intera e decisiva nella quale serve attaccare dal primo minuto e che il tecnico bussi alla porta e dica: "Robin è il tuo momento".

IL QUARTIERE
- "Ad Akalla abbiamo le nostre radici. Non è un villaggio ricco. So che oggi rappresento un esempio, una speranza. Spero di poterlo essere veramente. Ai bambini del quartiere però mando un mesaggio: non ho niente da insegnare, non smettere di sognare e ricordate che ancora oggi la mia casa in Svezia, ad Akalla, è il posto più bello del mondo".

SOLNA E RASUNDA - "Avevo sette anni quando sono arrivato all'AIK. Una famiglia. Devo tutto ai loro insegnamenti. A Palermo c'è il simbolo dell'aquila, noi eravamo i roditori, topolini, mi sembrava divertente. Rasunda era il nostro stadio, andavo lì da bambino per vedere le partite, ci ho giocato un anno con l'Aik, poi è stato demolito e siamo passati al Friends Arena. Uno stadio mitico perchè fu quello della finale mondiale tra Brasile e Svezia e delle magie di Pelè. Al Rasunda, ho avuto la fortuna di giocare la partita giorni prima della sua demolizione, tra AIK e Napoli, per l'Europa League. Segnò Cavani su rigore nei minuti di recupero e fu l'ultimo gol nella storia dell'impianto. Migliai di svedesi si sono appropriati di un ricordo come seggiolini e zolle d'erba. A me resta il pensiero: io c'ero".

LA MAMMA, LA SCUOLA - "Cosa farei con venti milioni i corone del mio acquisto? Li darei a mia madre, tutti. E' forte il rapporto con lei. E' mia madre. E' stata lei a spingermi a scuola e la ringrazio. Non ero molto bravo mi sono fermato al liceo. Mi piaceva la storia. Ora è giusto che le regali una casa. Tutta per lei, nel posto che preferisce".

TOP PLAYER - "Zamparini vuole che diventi famoso come Pastore e Cavani, non ho paura, ci proverò. La mia stagione sarà positiva e anche quella della squadra. Il fatto di avere vinto a Milano dimostra che abbiamo le capacità. La concorrenza tra i compagni è forte, difficile trovare posto. Significa che devo lavorare di più per migliorarmi. Se siamo in tanti a lottare, ne guadagna la squadra. Dybala è un fenomeno, Vazquez intelligente, Belotti nato per il gol".

ROBIN E BATMAN - "Io sono Robin, Robin Hood, mi sento un pò come lui, vorrei levare ai ricchi per dare ai poveri; il mio migliore amico Nicolas, era lui il vero Batman. Giocavamo insieme, una persona speciale, in grado di volare e di farmi volare con la fantasia, ma adesso è morto. Il mio segno zodiacale è la bilancia, dunque equilibrio. Ed è vero. A casa metto ogni cosa a posto e non litigo mai. In tre parole mi descriverei; calmo, giovane e generoso. Calmo sì, ma non un tappetino da calpestare. Evito di stressarmi nei momenti di diffocoltà e di fronte alle ingiustizie; comunque non mi cambierei con nessuno".

ANDREAS ALM E IACHINI - "Almè un buon allenatore, ho imparato molto da lui, mi ha portato dalla primavera alla prima squadra. Mi considerava un esterno o centrale di centrocampo, Iachini mi vede anche come seconda punta. Io aggiungo un 'mi piace' sul ruolo di trequartista. Ha ragione lui, solo che all'Aik, col 4-4-2, mi dovevo adattare. Mi hanno chiamato lo 'Xavi svedese', non so come sia venuto fuori. I soliti giornalisti...(ride, ndr) Iachini è attento ad ogni dettaglio, vuole entrare nei particolari, nulla gli sfugge, ed è duro. Ordinato e preciso come me".

PALERMO - "Ho scelto Palermo come trampolino di lancio, per la serie A, campionato che amo, e per il mio futuro. L'Italia esercita da sempre fascino su di me. Ho letto del famoso triomilanista Gre-No-Li (Gunnar Gren, Gunnar Nordahle Nils Liedholm, ndr), di Skoglund che a fine carriera ha giocato in rosa, e naturalmente di Ibra. Palermo mi sembra unica nella sua identità. Vivo in un piccolo appartamento in centro, in via XX Settembre, a due passi da piazza Politeama, la gente mi vuole bene. Prima del mare veniva la comodità, a Mondello c'erano solo grandi case".

IL GOL - "E' ora di pensarci. A Milano si è concretizzata la prima fantasia, cinque minuti al posto di Dybala, una bella staffetta. Pensate, quando ero piccolo, il mio migliore amico tifava Inter e io per sfregio Milan. Il gol al Manchester ha fatto il giro del mondo ed è l'immagine più bella della carriera, il giorno indimenticabile, la più grande emozione sportiva e nella vita, perchè probabilmente ho una vita noiosa fatta di... palle. Io ci provo sempre. Contro il Modena, in rovesciata, contro il Chievo in acrobazia. Ormai cerco un gol, comunque arrivi. Contro l'Udinese inseguiamo il tris. Con una rete di Quaison se vuole Dio. Questa è una squadra che mi piace. Nonostante sia nuovo, tutti mi hanno dato una mano a capire che è un calcio più tattico, più fisico, più intenso. Niente a che vedere con quello svedese".

NELL'INTIMITA' - "Preferisco mangiare pasta e bere Fanta. Sono un cristiano protestante. Il mio è il mestiere più bello che potessi scegliere, più di lavorare in altri settori o di continuare negli studi. Adoro il colore rosso fuoco anche se infondo controllo le emozioni. Se fossi un animale vorrei trasformarmi in tigre. Cos'è l'amore? Essere felici. Ad oggi non sono innamorato. Mia madre mi chiede sempre quando le darò un nipotino, ma prima tocca a mio fratello che è più grande. In una ragazza comunque non mi colpiscono le forme, quanto la personalità. Sono tante le persone a cui raccontare tutto. Più di un amico con cui penso di potermi confidare: Yosef, Sirag e Bownie, per esempio. A voi dicono poco, a me molto".

NEL TEMPO LIBERO - "Sono teledipendente, nella mia stanza non deve mai mancare la televisione o il computer. Guardo calcio, film, serie tv, documentari e adoro il basket. Tutti mi chiedono: la più bella sportiva? Mi dispiace ma non seguo gli sport femminili, chiedo scusa alle donne, ma non mi piacciono. Come musica, ascolto generalmente quella 'hip-hop' della dance street ma soprattutto il raper Tupac. L'attore preferito è Denzel Washington. Tra playstation e Xbox, non ho dubbi: Playstation".

I SEGRETI
- "Non tormentatevi per scoprire i significati dei numeri delle mie maglie. Due in tutta la carriera, il quindici con l'Aik, e non potevo rifiutare, e il ventuno con il Palermo che coincide con la mia età. Ma è un caso. Il primo compagno di stanza? Maresca. Ha avuto pazienza, parlavamo in inglese. Ora studio e sono o con Bamba o con Gonzalez. All'Aik avevo due amici, Martin Mutumba e Nabil Bahoul. Nabil dormiva in un'altra camera, ma ogni sera trascinavamo il suo letto per stare insieme. Al mio arrivo a Palermo, con un amico, ho comprato vestiti, cenato, ho speso tanto. L'auto dei sogni è la Porsche. Ho venduto il mio mainino svedese quando sono venuto qui, ma guido e mi piace anche".

NON MI PIACE - "Capisco l'italiano, ma parlarlo è più difficile. Qualche parola? Amore, calciatore, calcio, pane, cinque più uno, come dice Iachini quando ci consiglia un movimento tattico. La mattina faccio fatica a svegliarmi e continuo a dormire in piedi. Non penso a grandi cose appena alzato se non ad andare in bagno. Mi arrabbio quando vedo qualcosa di scorretto. Qualità e difetto insieme, il mio ordine ossessivo, i miei amici non ne possono più".

FRASI, RIMPIANTI, DUBBI, DESIDERI - "Quando ero piccolo, avrei voluto conoscere Nelson Mandela. Solo Dio sa quando mi sposerò, mi sento un ragazzo attraente, mi piacciono le donne e piaccio, ma non è il momento. Non dico grandi bugie ma a volte mento. Nel calcio è necessario soprattutto con i giornalisti. Per alcuni il nostro è un modo virtuale, a me sembra reale e l'ho preso sul serio. La notte mi viene da pensare: e se domani fosse l'ultimo giorno? Avrei paura, cercherei conforto a casa con la mia famiglia e i miei amici, starei con loro tutto il giorno, sperando che la profezia non si avveri. Le posso dire una cosa? Abbiamo parlato tanto, anche della vita privata che non mi piace spiattellare, ma un'intervista così lunga, l'avevo già fatta. Si, una volta. A Stoccolma, c'era un Geraci svedese..."

di Salvatore Geraci - Corriere dello Sport

Commenta notizia - Quaison a 360°:


Top news del Giorno
Inserisci tuo Commento
Nome:
Città:
Commento:
 
Nessun commento su questa notizia
I Vostri Commenti Top news del Giorno