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Fonte: Corriere dello Sport      Letta: 996 volte      Commenti: 0
Luca Rigoni: "Io credo nel progetto Iachini, saremo la squadra rivelazione"
[ sabato 6 settembre, 2014 ore: 13:00 ]

Luca Rigoni: "Io credo nel progetto Iachini, saremo la squadra rivelazione"
Luca Rigoni, cominci da dove vuole ...
"Da mio nonno che è di Asiago, le nostre radici. I miei genitori abiatno a Cogollo del Cengio, sotto la montagna, a 8 chilometri da Schio, dove sono nato. Cogollo è un paesino di meno di quattromila abitanti".

Con quali passatempi?
"Non c'era niente, solo compagni di giochi. Non ricordo altro che il pallone e le partite in strada o nel giardino, con lo zio. Mi sono diplomato in ragioneria, per avere un'alternativa. Ambizioni normali di un ragazzo normale".

Non quella di finire alle dipendenze di papà e mamma?

"I miei genitori hanno un'azienda di prodotti zootecnici. Io speravo nel calcio o nella banca".

A che età ha cominciato?
"Avevo 5 anni, il giorno del debutto nella squadra del paese, a 12 anni passai alle giovanili del Vicenza. Partivo la mattina e tornavo la sera, scuola, calcio, centinaia di chilometri, studiavo a casa mi addormentavo sui libri".

Se le diciamo Tommaso, cosa risponde?
"E' mio figlio, il primo nel podio della vita, accanto a mia moglie Giada. Lo volevamo ed è arrivato. Da 6 anni, ormai, viviamo a Verona. Credo moltissimo nella famiglia, l'esempio mi arriva dai miei".

Quattro volte con Iachini, altrettante con Di Carlo, Corini non voleva che partisse: cosa c'è di speciale in lei?
"Ogni allenatore ha qualche 'fedele' che gli piace più degli altri, per questioni caratteriali, per rigore prefessionale, perchè in campo è ordinato e scrupoloso. Non è un obbligo innamorarsi di Messi o di Pereyra".

Di Iachini ha detto: è come un padre ...
"Ha lo stesso carattere di papà, un duro, che parla poco e pretende tanto. Entrambi, in fondo, buoni e sensibili. Si assomigliano".

Perchè Iachini ha fatto di lei un suo cavallo di battaglia?
"Ho avuto la fortuna di averlo a 18 anni. A Vicenza, navigavo tra tanti giovani, abbiamo disputato un buon campionato e sono diventato titolare. Poi Piacenza e Chievo altre esperienze positive culminate con la promozione. Forse, ha pensato che rispecchio le caratteristiche, umane e professionali, che tanto gli piacciono".

Corini le ha parlato bene di Palermo?
"Se vogliamo usare il linguaggio della famglia, 'Genio' era come un fratello. Odorava ancora d'erba e aveva tanto da trasferire agli altri. Mi ha dato un sacco di consigli, mi ha spiegato Palermo. Con lui, due splendide stagioni. Grande uomo. Anche Di Carlo conosceva Palermo e mi ha aiutato. Lo sento spesso, aveva il mio stesso ruolo. Ecco la fortuna è stata quella di incontrare allenatori in grado di completarmi: Iachini, Di Carlo, Corini, ovvero coraggio, tenacia, geometrie".

Suo fratello Nicola del Palermo.
"Arrivò con Delio Rossi, giocò qualche partita, in tre giorni fece l'esordio, c'era anche Darmian, in Europa League contro il Maribor entrando al posto di Liverani e subito dopo in A contro il Cagliari. Mi sembra la stessa storia del mio arrivo a Reggio Calabria, sia pure con sfumature diverse".

A Reggio c'era Mazzarri in rampa di lancio.
"Si è fatto subito notare e ha continuato in palcoscenici sempre più prestigiosi. Io, ancora acerbo, non ero pronto per quel passo e sono stato travolto da situazioni spiacevoli. Non era il mio ambiente, volevo tornare a casa, ho mollato".

Luca e Nicola, un sogno nle cassetto giocare insieme a Milano, nella Scala del calcio. Per ora alimnetato dalle sfide alla playstation.
"Tutto può accadere. A Palermo, Nicola forse era troppo giovane per le pressioni di una squadra con campioni come Pastore, Ilicic, Sirigu.
Aveva bisogno di più esperienza. Mio fratello è ancora più chiuso di me. Di lui dicevano che era il più bravo ..."

E' la testa che comanda.
"Credo di sì. Ma non è detto l'ultima parola. Io mi avvicino ai 30, Nicola ai 24, fa in tempo a tornare in A. In campo europeo può dire di aver fatto qualcosa in più di me: l'Europa League e il gol contro lo Sparta Praga".

Campedelli vi riportò insieme a Chievo.
"E' vero, insieme però abbiamo una sola presenza a Vicenza, allenatore Gregucci".

Cosa sa di papà Gianluigi calciatore?
"Che è riuscito ad esordire in A con il Vicenza, unica e prestigiosa esperienza, 70 minuti contro Juventus, avversario diretto Capello. Ma papà non ci riempie la testa con i suoi racconti e con le favole. Era centrocampista e ancora oggi mi dà tanti consigli perchè fa l'allenatore della squadra del paese e il calcio gli piace, come piace a me. Ma era mia madre Maria a seguirmi. Come tutte le mamme si faceva in quattro per accompagnarmi, per farmi studiare, per educarmi. Il dna del pallone l'abbiamo ereditato da papà con una differenza profonda: papà e Nicola sono interisti; io un gol all'Inter l'ho fatto ma tifo per il Milan".

Con Pioli un brivido indimenticabile: alla seconda giornata il Chievo è l'unica squadra a punteggio pieno...
"Pioli non si discute, come uomo e come tecnico, basta rileggere la sua storia. Certo, pochi mesi non ti consentono di instaurare lo stesso rapporto che con altri".

Dopo sei anni e mezzo col Chievo, la voglia di cambiare. Addio polemico? la verità.
"Hanno inventato che il Chievo mi teneva prigioniero. Era il contrario. La società non voleva cambiare, io sì. In scadenza, capitano e considerato importate, volevo provare nuovi stimoli. Mi chiesero di rinnovare, rifiutai. Devo solo ringraziare il Chievo che mi ha dato la possibilità di giocare sei anni in A; con Corini e il presidente Campedelli è rimasto un ottimo rapporto. Conveniva a tutti, la società ci ha guadagnato. Palermo? Zamparini è ambizioso, e mi voleva già dai tempi di Mutti, i tifosi sono eccezzionali e in più la conoscenza col tecnico avrebbe favorito il mio inserimento. Era qullo che volevo, il progetto che cercavo".

Quale progetto? Si aspettava questo Palermo?
"Siamo una scommessa, la società punta su giovani che hanno fatto bene in B e che possono ripetersi in categoria superirore. Palermo rivelazione del campionato? Perchè no. Accetto la sfida".

Peccato per gli ultimi 60 secondi con la Samp!
"Poteva essere la partita perfetta. Alla Samp avevo segnato il mio primo gol in A, mi sembrava di buon auspicio. Invece, quella con la Samp si è trasformata in un'occasione sprecata. A Cesena fanno festa, li capisco, noi siamo incavolati, si veniva da una sconfitta con un avversario di B e dall'eliminazione in Coppa Italia, l'ambiente non era sereno e ci tenevamo a cominciare con i tre punti. Resto della mia idea; daremo filo da torcere a tutti".

Quanto una squadra, sia pure da record di B, può essere competitiva in A?
"I valori del calcio italiano da qualche anno si sono abbassati. La squadra in B era fuori dalla norma. In A, di solito, le neo promosse incontrano difficoltà. Poi capitano casi come il Verona, ma il Livorno è retrocesso. Alla prima verifica, abbiamo pagato il conto dell'unico errore commesso. A volte, non c'è logica, forse bisognava stare attenti per un minuto ancora... in A è così. Ci mancano due punti, ce li riprenderemo, alla prima occasione".

Chochev, Quaison e altri. Tutti stranieri meno Rigoni.
"E' la tendenza o la necessità. Sono arrivati giovani di futuro. Che hanno bisogno di tempo per inserirsi. Possono tornare utili al Palermo oggi e domani. Altri, più esperti, si adatteranno più facilmente".

Con Maresca, in due sull'altalena.
"Il dualismo è nella logica delle cose, a Iachini servono due titolari per ruolo, normale che ci sia competizione. Se poi alle spalle hai uno con un curriculum come Maresca, se sbagli perdi il posto. Della serie, vietato mollare, dunque".

Contratto di tre anni. Palermo punto di partenza o di arrivo?
"Deciderò a 33 anni, se mi sento vado avanti. Intanto vivo il mio presente alla giornata. Maresca ne ha 34 e gioca ancora".

Pellissier, Dybala e ... il gol.
"Pellissier un gol lo tirava fuori. Dybala? Non lo conoscevo così: che gol e che partita! E se fosse la sua stagione? A 20 anni, non serve mettergli pressione. Anche Vazquez è bravo. Speriamo che vengano fuori le qualità di tutti, da Belotti a Joao Silva. Makienok... Una bella...bestia, siamo due biondi adesso".

Come ha ritrovato Sorrentino? Più calmo?
"(ride, ndr) Stefano ha sempre rotto, prima anzi di più. Che non sia mai tranquillo è nella norma. Sembrava dovesse andare via, è rimasto, buon per noi. E Samir è di prospettiva, con un carattere straordinario. Lui e Ujkani? Egoisticamente meglio averli entrambi. Il mister potrà scegliere a occhi chiusi".

Le prossime sfide: Verona di Mandorlini suo primo allenatore e Inter, i colori preferiti di papà e Nicola. Uno slogan.
"Giocare come contro la Samp. A testa alta non sbagliare"

Come dire: al cuore non si comanda, ai risultati, sì.

di Salvatore Geraci - Corriere dello Sport

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