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Fonte: PalermoToday        Letta: 611 volte        Condividi:
L'illecito sportivo dietro l'ipotesi del falso in bilancio: lo spettro radiazione sul Palermo
[ martedì 28 novembre, 2017 ore: 08:48 ]

L'illecito sportivo dietro l'ipotesi del falso in bilancio: lo spettro radiazione sul Palermo
"Se fino a pochi giorni fa era lecito pensare che un eventuale fallimento del club potesse essere il male peggiore per il futuro del Palermo, gli scenari invece potrebbero essere ancora più drastici: l'incubo si chiama radiazione. Due parole potrebbero far tremare ancora di più il club rosanero: illecito sportivo. Se i bilanci del Palermo dovessero essere realmente anomali e dunque falsati, Zamparini avrebbe in qualche modo aggirato i controlli della Covisoc (l'organismo che dà l'ok per l'iscrizione ai campionati) andando così incontro a sanzioni ben più gravi di un fallimento. I dubbi della guardia di finanza nascono quando iniziano a ipotizzare concretamente che possano essere stati apportati degli "artifizi contabili" da parte del patron Zamparini, così da azzerare da un lato il passivo del club e dall'altro creare dei fondi per giunta all'estero e su società della propria famiglia.

"Debito mascherato"

Dal 2006 ad oggi, infatti, il valore del brand rosanero dovrebbe aver fruttato circa 90 milioni, una somma che secondo le fiamme gialle e la Procura dovrebbe dunque essere entrata nelle casse del club di viale del Fante. Dal contratto di 30 milioni in nove anni stipulato con l’Unicredit Leasing Spa, ai 17 milioni legati alla prima cessione del marchio dal Palermo alla Mepal, fino ad arrivare all’ultima cessione dell’intera MePal, marchio compreso, per 40 milioni di euro nel giugno 2016. Un’operazione che ha generato, in bilancio, una plusvalenza di 22 milioni di euro. Una serie di operazioni che secondo la Procura avrebbero avuto un unico fine: mascherare l’effettiva portata del debito e la capacità di ripianarlo.

La posta in gioco è alta. La più alta di sempre. Smantellare un’accusa grande tanto quanto una voragine di 70 milioni non sarà semplice e a rischiare non è soltanto il patron Zamparini e il Palermo, ma tutti gli indagati dell’indagine portata avanti dalla Procura. Falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità, appropriazione indebita, riciclaggio commesso in Italia e all’estero, autoriciclaggio, ma anche violazioni fiscali e tributarie e favoreggiamento, sono questi i reati ipotizzati dagli inquirenti che coinvolgerebbero - oltre che Zamparini e il figlio Diego – il presidente del collegio sindacale del club Anastasio Morosi, Domenico Scarfò, Rossano Ruggeri, la segretaria di Zamparini, Alessandra Bonometti, il presidente e il consigliere delegato di Alyssa, Luc Braun e Jean Marie Poos.

Mossa Giammarva "non gradita"

La prima mossa dell’imprenditore friulano per cercare di spegnere ogni presunto mugugno - ancor prima che la procura presentasse l’istanza di fallimento (prima udienza il 7 dicembre) sul tavolo del presidente della sezione fallimentare del tribunale Giovanni D’Antoni - sarebbe stata quella di nominare Giovanni Giammarva presidente del club rosanero. Un commercialista che gode di grande fiducia e che quindi poteva fungere da vera e propria garanzia. Una mossa che in tanti pensavano potesse essere stata gradita, se non addirittura avallata dalla Procura, e che invece - a questo punto è lecito ipotizzarlo - potrebbe avere avuto l’effetto opposto rispetto a quello sperato dal patron Zamparini. Quarantotto ore dopo l’ufficialità della nomina di Giammarva, infatti, la Procura ha subito presentato l’istanza di fallimento dopo neanche quattro mesi di indagini mirate, mandando così un chiaro segnale al Palermo.

Spettro radiazione

Se dovessero realmente esserci tanti e tali reati riscontrati finora dalla Procura, neanche un concordato fallimentare (causa legale di cessazione del fallimento) potrebbe salvare il Palermo. Al momento - sempre secondo quanto raccolto da PalermoToday - non ci sarebbe nesssuna esposizione nei confronti dei creditori, ma un’operazione finanziaria che potrebbe far ritenere possibile il riciclaggio di denaro tra le varie società della famiglia Zamparini, alcune delle quali con sede all’estero. Elementi che potrebbero prepotentemente far subentrare il pericolo della perdita del titolo sportivo. L’ipotesi più spietata dunque è quella che, se oltre al fallimento dovessero emergere reati non fallimentari - che comporterebbero il coinvolgimento della società come responsabilità oggettiva - il Palermo andrebbe incontro allo spettro radiazione. In parole semplici: anche se Zamparini riuscisse a mettere sul tavolo i famosi 70 milioni così da riuscire ripianare il buco ipotizzato dalla Procura, rimarrebbero comunque i reati: dal falso in bilancio al riciclaggio.

Accuse che ovviamente proveranno a essere smontate da Zamparini e i suoi legali. La speranza per i tifosi dunque è che l’imprenditore friulano riesca a dimostrare invece la validità e "liceità" delle operazioni: e cioè che per coprire i debiti del Palermo e le esposizioni, Zamparini non avrebbe fatto questo passaggi a due società, una dopo l’altra, con sede all’estero, approfittando della circostanza che si trattasse di beni immateriali e non essendoci il problema del passaggio di denaro - e quindi della tracciabilità - solo per coprire quelle che erano le esposizioni nei confronti dei creditori. Ovviamente si tratta di ipotesi, e la partita decisiva si giocherà in tribunale.

Baccaglini alla porta

Zamparini nonostante tutto si è sempre dichiarato ottimista talmente tanto da annunciare che presto non sarà più il proprietario del club rosanero. Al momento, però, visto il vortice giudiziario in cui è stato risucchiato il Palermo, l’imprenditore friulano non potrà cedere la società ma soltanto le azioni del club di viale del Fante. Si è parlato tanto di Frank Cascio e della trattiva bene avviata fra le due parti, ma stando sempre a quanto raccolto da PalermoToday, alla porta del club rosanero ci sarebbe sempre e solo Paul Baccaglini. La telenovela per l’acquisizione di un club potrebbe non essere terminata e presto potrebbero esserci nuovi e interessanti sviluppi.

L’ex Iena, infatti, sarebbe ormai da diverso tempo pronta a versare nelle casse del club una cifra anche pari a 70 milioni di euro. Dalla parte opposta però ci sarebbe sempre il volere contrario dell’imprenditore friulano, che al momento non trarrebbe alcun vantaggio nel cedere a Baccaglini. In primis perché la cifra in questione non aiuterebbe il Palermo ad uscire da una situazione così delicata proprio perché l’istanza di fallimento non sarebbe legata ai debiti, ma ai falsi".

PalermoToday


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