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Fonte: PalermoToday        Letta: 696 volte        Condividi:
Nascondevano patrimoni all'estero, negli atti spunta il nome di Zamparini
[ martedì 19 settembre, 2017 ore: 16:30 ]

Nascondevano patrimoni all'estero, negli atti spunta il nome di Zamparini
L'indagine della Procura di Parma che ha smantellato un'organizzazione di 26 persone, indagato il proprietario del Palermo: "Non sapevo nulla, sono estraneo". Per lui l’accusa è sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposte (23 milioni di euro)

"Come al solito il nome Zamparini viene impropriamente utilizzato per fare notizia". A parlare è Maurizio Zamparini, proprietario del Palermo, affermando di essere estraneo all'indagine della Procura di Parma che ieri ha smantellato un'organizzazione di 26 persone, specializzata, attraverso un'associazione antiusura, nel nascondere patrimoni per non pagare le tasse. L’operazione è scattata nello scorso week end. Gli agenti della guardia di finanza avevano fiutato il concreto pericolo di una fuga all’estero degli indagati: due, infatti, sono stati bloccati per strada ad Arezzo ed uno alla frontiera con la Slovenia. Sette in tutto gli arrestati. Tra questi c'è anche Wally Bonvicini, imprenditrice di 65 anni candidata alle Comunali parmigiane del 2012. 

La complessa operazione ha permesso ai militari delle fiamme gialle di 'lavorare' su 26 persone, tutte indagate (come Zamparini), specializzate nell’occultare i patrimoni immobiliari e mobiliari di soggetti che avevano deciso di non pagare le imposte verso l’erario a loro carico o i prestiti contratti con gli istututi di credito. I reati di cui sono accusati spaziano dalla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, fino alla calunnia.

Per Zamparini in particolare l’accusa è sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposte. Si tratta di quasi 23 milioni di euro di imposte private, relative alla sua persona fisica, che avrebbe cercato di evadere prima denunciando Equitalia per usura, senza esiti, poi acqusitando, dalla stessa Bonvicini, tramite Sante Scian, il notaio Rossi e un giochino di società, alcune quote di Ravenna sas, in quel momento tutelata dal fondo vittime per l’usura. Un’operazione costata a Zamparini, che comunque ora dovrà risarcire il dovuto al fisco, 50mila euro. E un’iscrizione al registro degli indagati.

"Non sapevo nulla dell'indagine di Parma - dice Zamparini -. Posso confermare di non essere coinvolto in nessuna delle attività illecite oggetto di indagine. A riprova di ciò - prosegue - vi è la ordinanza del gip nella quale con riferimento alle mie condotte si legge quanto segue: 'L'imprenditore non alienava i propri beni o le partecipazioni societarie alla Cibiex, sottraendoli in tale modo alla aggredibilità del fisco, bensì acquistava da questa ultima una quota della Ravenna Sas, nella speranza del tutto infondata che ciò servisse ad estendere all'acquirente gli effetti dei benefici di cui godeva la partecipata'. Mi auguro che, dopo quanto precisato dal gip - conclude - non si voglia utilizzare questa vicenda in modo strumentale contro di me".

"Scian e Bonvicini? Me li hanno presentati, persone perbene", ha detto Zamparini al Messaggero Veneto, negando di essersi rivolto all'associazione. Nell'operazione denominata 'Parola d'ordine' la Finanza ha calcolato decine di milioni di euro dirottati su società estere, in particolare in Slovenia, Croazia e Senegal, attraverso l'apertura di trust o l'affitto di rami d'azienda o la cessione di quote societarie. Per i clienti cambiava ben poco: le attività economiche delle imprese erano senza soluzione di continuità e, una volta creata sulla carta la società estera, ne veniva contestualmente aperta una nuova in Italia con la stessa sede della società o azienda originaria in modo che, qualora fossero stati scoperti, il patrimonio aggredibile dalle fiamme gialle veniva ad essere il canone d'affitto che la società italiana pagava a quella estera.  L'indagine della Guardia di Finanza è partita due anni fa, dopo la denuncia di un imprenditore raggirato dalla stessa associazione: a fronte di un debito con l'erario ha versato 350 mila euro che non ha più visto rientrare nella sua disponibilità nonostante gli fosse stato garantito una sorta di vitalizio che in realtà non c'è mai stato.

Ma come venivano adescati i clienti? Attraverso la pubblicità: il sistema di frode si approfittava di imprenditori in difficoltà economiche, al fine di incassare da loro non solo laute parcelle per l’avvio della procedura criminale offerta dall’associazione ma anche le risorse economiche ancora a loro disposizione, illudendoli di una restituzione dilazionata nel tempo. Restituzione che ovviamente non sarebbe mai avvenuta.  Dall'inchiesta è emerso che a ricevere le notifiche del fisco era uno del gruppo con il domicilio in Slovenia che controfirmava gli atti con nomi fittizi, di grande fantasia tra l'altro. Ad esempio  Renato Pozzetto e John Wayne. Sono stati individuati in tutto 49 trust, riscontrati 71 cessioni di quote societarie, 12 affitti immobiliari, e 3 cessioni di rami di azienda, a fronte di debiti tributari non pagati per milioni di euro. L'associazione copriva la propria attività promuovendo denunce e querele davanti a Procure nazionali e tutto finiva  per essere archiviato per infondatezza, con le denunce che venivano riproposte identiche nella consapevolezza dell’innocenza dei soggetti accusati di usura ed estorsione. 



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